Nel 2017 le banche italiane significative con elevati livelli di crediti deteriorati hanno conseguito risultati in linea con gli obiettivi di riduzione indicati nei piani triennali presentati all’autorità di vigilanza. Lo scorso marzo le banche hanno trasmesso i piani aggiornati per il triennio 2018-2020, che prevedono un calo complessivo di esposizioni deteriorate del 38 per cento. Entro la fine del 2018 anche le banche meno significative con elevati livelli di crediti deteriorati dovranno predisporre strategie e piani operativi, coerenti con le linee guida emanate dalla Banca d’Italia lo scorso gennaio.

Nel marzo di quest’anno la Commissione europea ha pubblicato una proposta legislativa che prevede per tutte le banche l’obbligo, a fini prudenziali (primo pilastro), di svalutare integralmente in otto anni le esposizioni deteriorate garantite e in due anni quelle non garantite. Per le esposizioni deteriorate per cui non si registrano ritardi di pagamento superiori a 90 giorni è previsto un obbligo di svalutazione inferiore (80%): in Italia questo trattamento di favore si applicherebbe a circa il 15 per cento delle esposizioni deteriorate. La Banca centrale europea (BCE) ha pubblicato, sempre in marzo, un’integrazione alle linee guida relative alla gestione dei crediti deteriorati (addendum). I due provvedimenti non si discostano da quelli posti in consultazione lo scorso novembre. Nei paesi dell’Unione europea in cui i tempi delle procedure di recupero dei crediti deteriorati sono ampiamente al di sopra della media, come l’Italia, queste misure potrebbero avere effetti indesiderati sull’offerta di credito.

In Italia sono state avviate di recente o sono in corso di realizzazione diverse iniziative volte a favorire il recupero dei crediti (cfr. il riquadro: Le iniziative nazionali per favorire il recupero dei crediti deteriorati garantiti da immobili). È in fase di conclusione la definizione delle norme che regoleranno il funzionamento del registro delle procedure di espropriazione forzata immobiliare, delle procedure di insolvenza e degli strumenti di gestione della crisi, che sarà istituito presso il Ministero della Giustizia.

La fase di sperimentazione della piattaforma informatica è stata avviata lo scorso gennaio. Il registro permetterà alle banche di reperire in tempo reale informazioni sullo stato di avanzamento delle procedure: in tal modo gli intermediari disporranno di un ulteriore strumento per decidere se gestire in proprio l’attività di recupero dei crediti deteriorati, trasferirla (in tutto o in parte) a società terze, oppure cedere queste posizioni sul mercato.

In caso di esternalizzazione del recupero dei crediti, il registro delle procedure consentirà alle banche di controllare l’attività delle società interessate (servicers), verificandone l’efficacia. Accrescendo la trasparenza sulle procedure giudiziali, tale strumento potrà inoltre attrarre nuovi operatori del comparto del recupero crediti e stimolare lo sviluppo del relativo mercato secondario.